5 mesi fa 24/05/2018 15:28

Rugby in Ospedale: quando il sostegno arriva dove c’è più bisogno

I piccoli pazienti degli ospedali di tutta Italia, chiedono di essere guardati con gli occhi di ogni altro bambino “normale”

Inguaribili ma non incurabili. E tanto meno invisibili. I bambini dell’Hospice Pediatrico di Padova, come tanti altri piccoli pazienti ricoverati nei reparti degli ospedali di tutta Italia, chiedono di essere guardati con gli occhi di ogni altro bambino “normale”, pieno di aspirazioni, curiosità, desideri e sogni da inseguire. Tra qualche giorno, il 30 maggio, avranno accanto a loro e alle loro famiglie alcuni campioni della Nazionale Italiana Sevens, come Simone Rossi, ala del Petrarca neo campione d’Italia (nonché autore di una meta in finale) e Andrea Pratichetti (1 caps), centro del San Donà, tra più rappresentativi fra quelli a disposizione del ct del rugby a sette Andy Vilk. Non saranno gli unici rugbisti coinvolti perché al progetto “Rugby in Ospedale” parteciperanno anche rappresentanti dei club locali della provincia di Padova, come già sperimentato con successo nei mesi scorsi a Verona e a Brescia nelle prime uscite organizzate dall’associazione “Portatori di Sorrisi”.

Un progetto che sarà itinerante e di respiro nazionale, puntando a toccare presto altre strutture ospedaliere italiane, come il Gaslini di Genova, oltre a farsi conoscere sul territorio grazie al lancio di una selezione ad invito chiamata proprio “Portatori di Sorrisi”, per partecipare a tornei Seven, Touch o Beach rugby, che farà il suo esordio ufficiale in occasione della prestigiosa tappa del Campionato Italiano Beach organizzata dalla Libr in piazza Santa Croce a Firenze, tempio del Calcio Storico Fiorentino, il 16 e il 17 giugno.

“Rugby in Ospedale” nella “Casa del Bambino” Hospice Pediatrico dell’Ospedale di Padova vede coinvolti in sinergia associazioni di volontariato, personale medico e sanitario, società sportive, istituzioni locali e nazionali. Il progetto non profit è stato ideato in collaborazione con il Comune di Selvazzano Dentro e il Selvazzano Rugby, con il patrocinio di FIR, Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino, Comitato Regionale Veneto Rugby, CONI e Città di Selvazzano Dentro, e con la partecipazione di Lega Italiana Beach Rugby, Roccia Rubano Rugby e Petrarca Rugby.

La presentazione è avvenuta ieri mattina, a Selvazzano Dentro, alla presenza del sindaco Enoch Soranzo e del consigliere comunale Alberto Flaminio, giocatore e allenatore delle giovanili del Selvazzano Rugby che tramite il compagno di squadra Josè Galletti ha coinvolto l’associazione Portatori di Sorrisi.

Il progetto prevede il coinvolgimento di alcuni atleti di rilievo nazionale e altri delle società della provincia di Padova e lo scopo dell’iniziativa, oltre a portare un momento di gioia nella “Casa del Bambino” Hospice Pediatrico, sarà quello di destinare fondi all’associazione “L’isola che c’è” che sostiene le attività della struttura - aperta nel 2008 dall’Azienda Ospedaliera di Padova per ospitare bambini con malattie inguaribili e le loro famiglie - oltre a seguire sul territorio del Veneto decine di altre famiglie che necessitano assistenza medica e domiciliare per i loro figli.

L’associazione “Portatori di Sorrisi” ha iniziato invece nel dicembre 2017, a Verona, ad organizzare visite in strutture ospedaliere con atleti rugbisti. Parallelamente alle visite sono state lanciate raccolte fondi da devolvere alle associazioni che sostengono le attività all’interno delle strutture ospedaliere visitate e nella ricerca scientifica. La mission prevede anche la sensibilizzazione verso i bambini in condizione di salute precaria, attraverso i valori del rugby: sportività, rispetto, sostegno, coraggio, altruismo, generosità, divertimento.

Portare la palla ovale in corsia vuol dire creare delle piccole azioni di gioco che è la principale attività dei bambini attraverso esso entrano in relazione con gli altri facendo sì che gli atteggiamenti mentali, fisici ed emozionali superino la staticità della routine ospedaliera.

“Per i bambini vedere maglie azzurre entrare in corsia e giocare con loro nei corridoi degli ospedali è un sogno che si avvera”, ha sottolineato Valeria Morgia, presidente Asd Portatori di Sorrisi, “E’ un progetto partito senza grandi aspettative ma che rapidamente ha trovato il sostegno di tante persone. Quando ho proposto di partecipare a Orazio Arancio, responsabile della Nazionale Italiana Sevens, mi ha detto subito di sì. E’ stato un appoggio fondamentale”. Ieri la Nazionale Sevens era presente con Pratichetti, Rossi e Silvia Privitera, fisioterapista del gruppo, che hanno consegnato una maglia dell’Italia autografata dagli atleti della rappresentativa a sette. Poi hanno raccontato con evidente emozione l’esperienza vissuta in alcuni ospedali della provincia di Verona e Brescia, giocando e parlando con bambini che in qualche caso hanno convinto gli omoni del rugby a sollevarli in perfetto stile touche.

“Lavorando per la salute del persone questa esperienza è stata istruttiva, emozionante e stimolante allo stesso tempo”, ha osservato Silvia Privitera, “L’idea di incontrare i bambini di una struttura così particolare come l’Hospice Pediatrico di Padova ci ha convinto subito come staff ad accettare questo invito con entusiasmo”.

“La scoperta più grande che ho fatto in ospedale è che anche noi siamo persone bisognose di affetto e attenzioni”, ha dichiarato invece Simone Rossi, “Il bisogno di felicità di questi bambini è lo stesso che provo io o qualsiasi altra persona. Credo sia una grande esperienza per tutti e sono felice di poter partecipare il 30 giugno a questo incontro alla Casa del Bambino”.

“Io purtroppo non ho potuto partecipare finora ma questa volta non mancherò. Non vedo l’ora di conoscere e giocare con questi bambini”, ha rimarcato Andrea Pratichetti.

Illuminanti infine le parole di Stefania Bettin, presidente dell’associazione “L’isola che c’è”: “Tanti bambini chiedono di non rimanere nascosti nei reparti degli ospedali”, ha detto, “Sono inguaribili ma non incurabili e soprattutto non invisibili. Hanno i desideri di ogni altro bambino. Come incontrare dei grandi campioni, giocare e divertirsi insieme agli altri. Lo sport e la solidarietà che arriva dalla società civile sono una forma di sostegno, concreto e psicologico, estremamente efficacie”.

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