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Se ne è parlato a lungo in Australia, terra dei due volte campioni del mondo (1991 - 1999). Inizialmente la legge imponeva di non convocare giocatori militanti all’estero, come fanno tutt’ora la Nuova Zelanda o l’Inghilterra, con l’obiettivo di trattenere i migliori nel proprio campionato con il fine di mantenere alto il livello della competizione. Poi l’introduzione della “Legge Giteau” in occasione dei Mondiali 2015, uno “strappo alla regola” che consente di convocare giocatori con 60 o più caps con i Wallabies.

 

Oggi secondo il Sydney Morning Herald la federazione australiana di rugby (Rugby Australia ndr) è pronta ad accantonare la "Legge Giteau" sulla scia dell’ennesima sconfitta imbarazzante con gli All Blacks in Bledisloe Cup.

 

Sabato i giovani Wallabies sono stati battuti 57-22 dagli All Blacks con la Bledisloe Cup rimasta in Nuova Zelanda per il ventesimo anno consecutivo.

 

I Walalbies in questi ultimi anni sono rimasti indietro rispetto ai rivali dell'emisfero meridionale All Blacks e Sudafrica, in particolare nelle ultime stagioni, penalizzati dai molti giocatori migrati in Europa e Giappone.

 

Coach Dave Rennie ha beneficiato di due esenzioni durante la stagione 2020 ma non è bastato, il Sydney Morning Herald infatti prevede una revisione radicale comandata dall'amministratore delegato di RA Andy Marinos:

 

“Quando guardi al bacino di giocatori da cui possiamo attingere rispetto ai nostri rivali – che si tratti della Nuova Zelanda, del Sudafrica, dell'Argentina, dell'Inghilterra – ti accorgi che loro possono scegliere i migliori, non importa dove stiano giocando”, ha detto Marinos.

“Una apertura sicuramente porterà molta più esperienza e molta più profondità su tutta la linea. Non sto dicendo che dobbiamo aprire completamente le porte. Affatto. Ma dobbiamo essere più precisi nell'identificare dove dobbiamo rafforzare la squadra, in modo che quando mettiamo un XV in campo sapremo dire la nostra”.

 

 

 

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